Quando la discarica diventa un laboratorio aperto di consapevolezza
Il caso de La Filippa, dove la relazione con la comunità diventa parte integrante del modello di sviluppo sostenibile nell’attività di smaltimento rifiuti
Un “laboratorio aperto di consapevolezza”: con questa definizione il divulgatore ed esperto di economia circolare, Paolo Marcesini, si è riferito al sistema di imprese che lavorano allo smaltimento dei rifiuti in un’ottica di economia circolare, sostenibilità e valore condiviso. Parole-chiave, queste, che in molti non riconoscono coerenti con il mondo delle discariche, ancora viste troppo spesso come un non-luogo dove sotterrare tutto quanto non vogliamo più vedere e, d’altra parte, come quelle infrastrutture che, lungo il ciclo dei rifiuti, dovrebbero esistere solo ed esclusivamente come “ultima spiaggia”.
È vero: l’obiettivo ultimo dell’economia circolare e dell’impianto normativo europeo rimane quello di ridurre al minimo i rifiuti che finiscono in discarica. Ma è altrettanto vero che quelle frazioni residue dei rifiuti che rimangono a valle dei diversi step dell’economia circolare rappresentano scarti non più valorizzabili e, in quanto tali, devono essere smaltiti in piena sicurezza. E dove ciò può avvenire se non in poche, controllate e moderne discariche al servizio dell’economia circolare?
Da evidenziare, inoltre, come in Italia, su circa 190 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno, una quota stimata tra il 10 e il 15% (circa 25 milioni di tonnellate) è costituita da rifiuti residuali che richiedono un’opzione di smaltimento sicura. È qui che la discarica mostra la sua utilità residua. E anche dal punto di vista emissivo, va chiarito un dato poco noto: le discariche moderne per rifiuti trattati e non putrescibili hanno impatti climalteranti trascurabili.
Omettere, dunque, il ruolo delle discariche dal dibattito sull’economia circolare rappresenta l’ennesima scorciatoia che nega la complessità della sfida rappresentata dalla transizione ecologica. Al contrario, le discariche di oggi non sono più quelle del passato: grazie a una normativa in costante aggiornamento, la gestione dei rifiuti residuali avviene in condizioni di sicurezza ambientale e sanitaria sempre più stringenti.
Come una sentinella silenziosa, la discarica moderna è l’ultimo ma fondamentale ingranaggio che sostiene l’economia circolare, raccogliendo ciò che non può essere più valorizzato e gestendolo in sicurezza, con un’attenzione particolare all’ambiente e alla biodiversità.
Tra i casi-studio virtuosi portati ad esempio da Paolo Marcesini c’è La Filippa, discarica collocata all’estremo ponente ligure, a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, che propone una forma innovativa di dialogo con la comunità. Qui, la gestione dei rifiuti si intreccia con educazione ambientale, partecipazione e sostenibilità condivisa.
Come per fare il pane ci vuole la farina, per la sostenibilità occorre la comunicazione. La Filippa ha avviato diversi progetti di relazione e vero e proprio ingaggio della comunità locale. Innanzitutto, è stato creato, su richiesta dell’amministrazione di Cairo Montenotte, una Commissione di Vigilanza che periodicamente si reca alla sede de La Filippa e prende visione di tutti i fatti e gli avanzamenti tecnici e ambientali del sito. La commissione ha una composizione mista e prevede la presenza di esperti in materia scientifica e ambientale nominati dal Comune, insieme al Sindaco o a un suo delegato e a un tecnico interno a La Filippa. Al termine della verifica viene firmata una relazione che approva quanto emerso dal sopralluogo. Esiste dunque un soggetto “deputato alla partecipazione” in cui gli stakeholder principali del territorio sono rappresentati. La commissione ha anche facoltà di porre domande cui viene data puntuale risposta, sottolineando di nuovo il ruolo dell’ascolto delle esigenze che trovano composizione durante gli incontri e la verbalizzazione/restituzione conclusiva.
A La Filippa le porte dell’impianto sono sempre aperte: chiunque può accedere alla discarica in qualsiasi momento. Si tratta di una sorta di “open day costante” a disposizione degli stakeholder che pone al centro la totale trasparenza del progetto per chiunque, in qualsiasi momento, voglia toccare con mano cosa avviene all’interno dell’impianto e quali progetti vengono portati avanti.
La Filippa ha, inoltre, attivato una serie di investimenti sul territorio, coinvolgendo stakeholder locali nella loro realizzazione, forte dell’intenzione di tenere vicini i soggetti attivi sul territorio e con loro creare rete e progetti congiunti, sempre nella direzione di trasformare la discarica in un luogo sicuro, sociale, rispettoso dell’ambiente e di condivisione.
LA FILIPPA
La Filippa è una discarica di nuova generazione, sostenibile e certificata. È attiva dal 2008 e smaltisce esclusivamente rifiuti speciali non pericolosi.
Dopo diciotto anni di funzionamento, la discarica sita a Cairo Montenotte rappresenta un modello nella costruzione del consenso attorno alla gestione dei rifiuti. Una storia oggi ritenuta significativa da addetti ai lavori, istituzioni e media che, però, all’inizio del suo percorso autorizzativo (a partire dall’anno 2001) ha dovuto incontrare non poche difficoltà di accettazione sul territorio. La scelta strategica che si è affermata nel tempo è stata quella di contrapporre a ogni dubbio domanda, provocazione, informazioni dettagliate, analisi approfondite e proposte migliorative. Il conflitto è così diventato un’opportunità straordinaria per aggiungere valore al progetto che, di fatto, ha ridefinito il concetto di discarica.