Rifiuti tessili, ecodesign e modelli di business: la sfida del Regolamento Ecodesign e del passaporto digitale di prodotto nella visione CNA
Con oltre 450 mila addetti e poco più di 83 mila imprese, ossia il 16,3% della base produttiva manifatturiera nazionale (dati ISTAT elaborati dal Centro Studi CNA), il settore rappresentato dalle imprese operanti nel tessile – abbigliamento/moda appare costituire una componente strutturale dell’economia italiana.
Al settore corrisponde, quindi, una consistente produzione e come conseguenza una importante generazione di esternalità negative, in particolare di rifiuti. I dati emersi dal Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA 2026 indicano che tra rifiuti tessili e conciari sono state gestite oltre 551 mila tonnellate (+5,9% rispetto al 2023). Pertanto, è ben ravvisata la tendenza al costante aumento con il relativo flusso principalmente trainato dagli scarti del settore conciario (72,2%), rispetto al comparto tessile (27,8%).
Peraltro, il settore tessile rappresenta un punto di criticità per la sostenibilità, in funzione di due fattori: da una parte la linearità del sistema, consistenti quantità di risorse non rinnovabili vengono estratte per produrre capi dal ciclo di vita breve che al fine vita vengono in prevalenza inviati in discarica o a termovalorizzazione; da un’altra, i processi hanno per effetto delle esternalità negative di produzione e di consumo le cui cause sono di natura fisica e chimica: agiscono sull’ambiente, sulla qualità degli ecosistemi, sulla biodiversità e sulla salute umana.
È in ragione di questa persistenza strutturale degli impatti che il tessile viene classificato tra i settori hard to abate, per i quali la decarbonizzazione e la riduzione dell’impronta ambientale richiedono una revisione non marginale, ma sistemica, del modo in cui il valore viene creato e distribuito lungo le filiere.
È proprio a fronte di questa natura sistemica del problema che l’Europa ha scelto l’approccio della progettazione ecocompatibile dei prodotti, partendo dalla Sustainable Products Initiative del 2022 fino alla pubblicazione del Regolamento Ecodesign (ESPR), un percorso che CNA ha accolto con favore e che dovrà garantire che entro il 2030 tutti i prodotti immessi sul mercato dell’Unione rispettino determinati standard ambientali, circolari e di efficienza energetica lungo l’intero ciclo di vita.
Per la prima volta, interi settori produttivi, quindi non solo quello tessile, si trovano avviati verso un impianto regolatorio che non si limita a definire requisiti tecnici sul prodotto finito, ma interviene direttamente sul modello di business che ne è alla base, dalla progettazione alla gestione del fine vita, e lo fa estendendo l’ambito applicativo non solo alla produzione europea, ma anche ai prodotti importati.
Il tema, dal punto di vista della CNA, non è dunque tanto se la regolazione riuscirà a rafforzare comportamenti produttivi e commerciali più responsabili, la vera partita si gioca sulle metodologie che stanno alla base della costruzione dei requisiti e delle misure, a partire dal passaporto digitale di prodotto (DPP): il tema più attuale, e forse quello in cui la logica del cambio di modello di business emerge con maggiore evidenza.
Allo stato attuale, il settore è ancora in attesa dell’atto delegato, e, nonostante ciò, CNA Federmoda ha avviato un’attività di sperimentazione con alcune micro e piccole imprese che, in questa fase, si rende una scelta ancora più strategica: le imprese potranno familiarizzare con gli strumenti disponibili, comprendere le implicazioni operative e farsi trovare pronte quando il quadro normativo sarà definitivo.
La partnership tra CNA Federmoda e Bcode, società bergamasca spin-off del Politecnico di Milano specializzata in soluzioni Blockchain e web3.0, si inserisce proprio in questo contesto di anticipazione consapevole: non un adempimento immediato, ma un percorso esplorativo e formativo che accompagni le imprese verso una transizione ancora in divenire.
Da tale fase sperimentale emergono alcuni elementi chiave, tutti riconducibili verso un’unica direzione: il DPP non è solo uno strumento di tracciabilità del prodotto, ma un vero e proprio dispositivo di ridefinizione del modello di business lungo l’intera filiera.
Nelle micro-PMI il dato spesso esiste già (es. tracciabilità, materiali, fornitori) e il tema non è generarlo ex novo, ma sistematizzarlo e renderlo interoperabile con i sistemi digitali richiesti dal regolamento.
Inoltre, il DPP non può essere pensato come un record statico, generato una tantum al momento dell’immissione sul mercato. Nei flussi di riparazione, riuso e second-hand il prodotto attraversa una pluralità di attori, come trasporto, raccolta, igienizzazione, cernita e refurbishment, che generano informazioni nuove lungo l’intero ciclo di vita. Serve dunque un DPP dinamico, concepito sul modello circolare del business e non su quello lineare tipico della produzione tradizionale. Oltre tutto, il dato rilevante nasce a monte, presso artigiani e fornitori di materiali, e non solo presso il brand owner, fondamentale per filiere frammentate come quella italiana, dove il valore informativo è distribuito tra numerosi soggetti di piccola dimensione.
In conclusione, seppur riconoscendo l’importanza degli obiettivi di cui all’ESPR, CNA ritiene che la metodologia alla base dei futuri atti delegati, e il DPP in particolare, debba essere calibrata rispetto alla realtà produttiva delle filiere italiane, con principi di proporzionalità e fattibilità operativa, e non da un modello industriale che non la rappresenta.
L’ecodesign diventerà efficace dal momento in cui, ex ante, si terrà in considerazione che progettare un bene, oggi, significa progettarne fin dall’origine la durabilità, la riparabilità e la tracciabilità del dato, non trattandosi invece di un mero vincolo da subire a valle, ma di una competenza da costruire a monte. È un investimento che, come filiera, va fatto necessariamente attraverso la collaborazione e la coesione tra tutti gli attori del mercato.
CNA
Fondata nel 1946 la CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, è una delle più grandi Associazioni di rappresentanza distribuita su tutto il territorio nazionale e associa 620.000 imprenditori che forniscono lavoro a 1,2 milioni di persone.
La CNA rappresenta e tutela gli interessi delle micro, piccole e medie imprese, operanti nei settori della manifattura, delle costruzioni, dei servizi, del trasporto, del commercio e del turismo e delle relative forme associate, con particolare riferimento all’artigianato e al lavoro autonomo.
La CNA è impegnata nel sostegno ai propri associati nell’affrontare le sfide della transizione ecologica, ed in particolare nella gestione dei principali adempimenti in campo ambientale con un’offerta di servizi ampia e diffusa.