Dove l’emergenza diventa progetto. Come le costruzioni progettano l’adattamento

Acqua, aria, fuoco, terra: la città che si adatta

 

Il cambiamento climatico non rappresenta più uno scenario futuro da preparare, ma una condizione con cui territori, amministrazioni e imprese si confrontano quotidianamente. In Italia e in Europa convivono siccità prolungate, ondate di calore, eventi alluvionali e fenomeni di dissesto che mettono sotto pressione città, infrastrutture e comunità. In questo contesto, il tema non è più soltanto come ridurre le emissioni, ma come progettare e gestire opere capaci di adattarsi ai cambiamenti in corso.

Una parte importante della sfida riguarda il patrimonio esistente. Gran parte degli edifici e delle infrastrutture è datata e non è stata progettata per resistere agli eventi estremi e ai rischi a cui oggi è esposta. Renderla più adeguata alle condizioni climatiche attuali e future è ormai una priorità.

È una sfida che chiama in causa direttamente il settore delle costruzioni. Il comparto è al tempo stesso tra le cause del problema, perché incide in modo rilevante su emissioni e consumo di risorse, e tra i più esposti agli impatti fisici del clima. Per questo è chiamato a contribuire alla decarbonizzazione del Paese e, insieme, a costruire la resilienza dei territori, assumendo un ruolo da protagonista nella transizione ecologica.

Il peso del settore deriva anche dalla sua capacità di attivare l’intera filiera, dato che quasi il 90% dei comparti produttivi è collegato direttamente alle costruzioni e ogni scelta progettuale si riflette lungo la catena del valore. Proprio qui si gioca anche la partita dell’economia circolare. L’edilizia è associata a un forte consumo di materie prime e alla produzione di rifiuti, ma è anche uno degli ambiti in cui il recupero delle risorse ha raggiunto risultati importanti, con circa l’81% dei rifiuti del settore che viene recuperato. È un dato che restituisce l’immagine di un comparto in cui la valorizzazione dei materiali è già una pratica diffusa.

Quello che ANCE ha osservato in questi anni è che la crisi climatica non ha soltanto imposto nuovi vincoli, ma ha attivato il settore, accelerando un profondo cambiamento culturale e operativo. Le imprese stanno superando un approccio basato sulla gestione dell’emergenza, in favore di una visione più strutturata, nella quale i rischi climatici vengono considerati fin dalle prime fasi di progettazione, realizzazione e gestione degli interventi.

Per comprendere meglio la direzione intrapresa dal settore e valorizzarne le esperienze più significative, ANCE ha promosso un’attività di monitoraggio dedicata all’adattamento climatico degli spazi urbani. Le evidenze raccolte raccontano un settore già fortemente impegnato nell’integrare la resilienza climatica nei propri progetti. Circa il 45% degli interventi censiti riguarda la rigenerazione urbana, un ulteriore 45% interessa l’edilizia residenziale e turistico-ricettiva, mentre il restante 10% è rappresentato da infrastrutture per la sicurezza e la mitigazione dei rischi.

Al di là della diversa natura degli interventi, emerge un elemento comune: l’adattamento climatico non viene più affrontato come una componente aggiuntiva del progetto, ma come un criterio guida che orienta le scelte fin dalle fasi iniziali.

Le esperienze raccolte mostrano interventi che agiscono contemporaneamente sulla gestione delle acque, sul drenaggio urbano, sull’efficienza energetica, sull’impiego di materiali innovativi e sulla riduzione dell’impatto ambientale dei cantieri. Tra le soluzioni adottate figurano sistemi di raccolta e riuso delle acque meteoriche, tecnologie trenchless e scavi “no dig”, materiali a basse emissioni, sistemi avanzati di monitoraggio e applicazioni digitali per la gestione delle opere.

Anche i progetti di rigenerazione urbana raccontano una nuova idea di adattamento. La trasformazione di aree dismesse in spazi sostenibili avviene sempre più spesso attraverso l’integrazione di soluzioni ambientali, sociali e funzionali, nel rispetto dei Criteri Ambientali Minimi e del principio DNSH. Parallelamente, nell’edilizia privata si diffondono interventi che combinano risparmio energetico e idrico, utilizzo di materiali naturali, automazione avanzata e applicazioni di intelligenza artificiale per la gestione degli edifici.

Il quadro che emerge dal monitoraggio è quello di un settore in evoluzione, nel quale l’impresa di costruzione non è più soltanto un soggetto esecutore, ma un attore sempre più coinvolto nella definizione delle strategie di sostenibilità e resilienza urbana. Un partner della trasformazione ambientale dei territori.

È proprio per dare visibilità a questo percorso che ANCE, insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sta lavorando a un progetto espositivo in vista della COP31 di Antalya.

L’iniziativa nasce dalla volontà di raccontare, attraverso esperienze concrete realizzate dalle nostre imprese in Italia e all’estero, come il settore delle costruzioni possa contribuire ad affrontare la crisi climatica attraverso la rigenerazione urbana, la valorizzazione delle risorse e l’adattamento dei territori. Il percorso espositivo sarà organizzato intorno ai quattro elementi naturali – acqua, aria, fuoco e terra – ai quali saranno associati progetti e soluzioni capaci di interpretare in modo innovativo le principali sfide ambientali che le città si trovano oggi ad affrontare.

 

Per questo oggi è necessario guardare alle costruzioni da una prospettiva diversa, non soltanto come a un settore chiamato a ridurre il proprio impatto ambientale, ma come a uno dei principali attori della soluzione. Perché la capacità delle città di adattarsi al cambiamento climatico dipenderà in larga misura dalla capacità del settore delle costruzioni di trasformare l’emergenza in progetto.

 

ANCE

Ance è la principale associazione di rappresentanza delle imprese, di qualunque dimensione, che operano nel settore delle costruzioni: dalle opere pubbliche all’edilizia abitativa, commerciale e industriale, dalla tutela ambientale alle lavorazioni specialistiche. Il sistema associativo si articola su tutto il territorio nazionale ed è composto da 88 Associazioni Territoriali e 20 Organismi Regionali. Centri di eccellenza di una rete capillare che ha come obiettivo quello di coniugare le istanze del settore con le esigenze e i bisogni della società civile, puntando alla crescita e al benessere sociale.