Produzione rifiuti, Eurostat: crescita pericolosi, Italia prima per riciclo
Tra il 2022 e il 2024 la produzione di rifiuti pericolosi nell'Ue è aumentata dell'8%, mentre i rifiuti non minerali sono diminuiti di circa il 2%. Sul trattamento l'Italia si conferma prima in Europa per riciclo.
Nel 2024 l'Unione europea ha generato 2.196 milioni di tonnellate di rifiuti, pari a 4.872 chilogrammi pro capite, di cui il 65% costituito da rifiuti minerali principali: residui derivanti soprattutto da attività edilizie ed estrattive e composti da sostanze minerali come cemento, rocce, sabbia, argilla e metalli, che in alcuni casi possono contenere sostanze pericolose.
All'interno di questo quadro si muovono due tendenze opposte. Secondo i dati diffusi dall’ufficio europeo di statistica (Eurostat) nell'ottobre 2026, la produzione di rifiuti pericolosi è cresciuta tra il 2022 e il 2024, raggiungendo i 128,9 milioni di tonnellate. La quota di pericolosi è più che raddoppiata in Bulgaria, passata dall'8,1% al 16,7% dal 2010; nel 2024 varia dallo 0,7% della Romania al 25,6% della Finlandia.
In direzione contraria vanno i rifiuti al netto dei minerali principali, diminuiti di circa 16 milioni di tonnellate (-2,1%). Il calo è dovuto soprattutto al settore energetico, per effetto della contrazione dei rifiuti da combustione, scesi di 26 milioni di tonnellate (-31%). Sono invece cresciuti i rifiuti prodotti dalle famiglie e dai servizi idrici.
Sul fronte del trattamento, quasi due terzi dei rifiuti dell'Ue (61,8%) sono stati avviati a recupero. Il riciclo ha riguardato il 42,0% del trattamento a livello Ue, superando il 50% in 12 Stati membri. È qui che emerge il dato italiano: con l'87,3% l'Italia si colloca al primo posto in Europa, davanti a Ungheria (77,1%) e Slovacchia (69,8%). In altri Paesi prevale ancora lo smaltimento in discarica, come in Bulgaria (91,4%), Finlandia (84,4%) e Svezia (75,1%). L'incenerimento con recupero di energia resta tra i metodi meno diffusi, ma ha raggiunto il 27,0% in Danimarca e il 19,4% in Lituania.
Per maggiori informazioni: Eurostat